“A 16 anni facevo il cameriere per seguire il Napoli, oggi lavoro con De Laurentiis. Da lui e da Benitez posso e voglio imparare tanto”

Nicola Lombardo, capo dell’area comunicazione della SSC Napoli, ha rilasciato una breve intervista al settimanale È Azzurro: ecco un interessante passaggio.

De Laurentiis e Benitez hanno grandissima esperienza in campo calcistico, da loro posso e voglio imparare ancora tanto. Sono orgoglioso del ruolo che ricopro in questa squadra, per amore del Napoli, da ragazzo, sono arrivato a fare anche il cameriere e quello che guadagnavo lo spendevo per le trasferte o ritiri

 

Il teatro di Eduardo Scarpetta, tra riforma e battaglie artistiche – Quella volta che D’Annunzio lo accusò di plagio…

A più di un secolo dalla stesura dei capolavori scarpettiani Miseria e nobiltà, ‘Na santarella, ‘O miedeco d”e pazze, oggi, nell’epoca odierna di una certa comicità cosiddetta demenziale, si ride ancora.E si ride tanto. Certo, la trasposizione cinematografica operata dal grande Totò di alcuni dei testi più divertenti di Scarpetta ha certamente influito sulla continuazione di quest’ultimi e sulla loro ulteriore conservazione “storica”.
L’importanza del teatro scarpettiano, però, al di là dell’aspetto evidentemente comico, è anzitutto nel suo valore riformista nell’ambito del teatro napoletano nella seconda metà dell’Ottocento.

Fu proprio al personaggio di Felice Sciosciammocca che Eduardo Scarpetta affidò la realizzazione del suo programma artistico, emancipando il teatro napoletano dalla tradizione popolana di Pulcinella e introducendo un tipo di commedia borghese, realistica. L’autore napoletano elimina i dialoghi inutili – quelle battute che servivano all’inizio della commedia per far accomodare il pubblico in sala; cancella l’invito all’applauso, riduce fortemente i trucchi teatrali, dando anche ad essi un evidente tocco di realismo; arricchisce le scene con mobili, tappeti eliminando i soli fondali dipinti.

Nonostante l’ampio successo, Scarpetta nel corso della sua gloriosa carriera dovette affrontare molte battaglie artistiche. In primis contro i “partigiani” del teatro petitiano e pulcinellesco; successivamente si scontrò con i sostenitori del Teatro d’arte che l’accusavano di scopiazzare le pochade francesi, trascurando gli autori italiani.

Celebre però è la battaglia contro il Vate, Gabriele D’Annunzio. Quest’ultimo, rimangiandosi una precedente autorizzazione, gli fece causa per aver osato scrivere e recitare Il figlio di Iorio, formidabile parodia della sua serissima La figlia di Iorio. A difendere Scarpetta fu addirittura Benedetto Croce.
La causa in tribunale si risolse con la vittoria del grande attore napoletano che ha profondamente segnato le sorti del teatro napoletano, gettando le basi per le drammaturgie,pur radicalmente opposte, di Raffaele Viviani e Eduardo De Filippo.

COME SI DIFFONDE LA MUSICA A NAPOLI – La nascita di ‘Te voglio bene assaje’, la scrisse l’inventore dell’Aletoscopio. Di Giacomo racconta: “Salivano le voci dalla via…”

Che Napoli fosse «nu teatro antico sempe apierto», così come scrive Eduardo, è cosa nota e tangibile ancora oggi. Il suo essere/non essere nella storia, i suoi mali atavici, le sue bellezze, la sua cultura è possibile quasi viverle attraverso i sensi: chiudi gli occhi e il profumo del mare si sposa con quello della cucina; dischiudendoli scorgi in ogni dove mura antiche e chiese barocche, tra la magniloquenza e la sozzura dell’incuria; presti attenzione all’udito e ascolti musica, ora bassa e ahimè triviale talvolta, ora divina e ineffabile.

Ed è la stessa musica ad invadere l’aria e con essa l’animo, diffondendosi e passando di bocca in bocca, così come nei secoli scorsi, così come avvenne per Te voglio bene assaje, ritenuta da alcuni studiosi la prima Canzone Napoletana del filone pressappochisticamente definito classico, ma che sarebbe meglio definire d’Autore.

In realtà a scriverla non fu un poeta di professione, ma un ottico, Raffaele Sacco. Inventore dell’Aletoscopio – macchinario che tentava di smascherare le contraffazioni – diventò socio di varie accademie ed una sera, in un’occasione dilettosa, annunciò d’aver scritto Te voglio bene assaje e fu cantata per la prima volta da un tenore del Teatro Nuovo, con un coro che andava entusiasmandosi sempre più ad ogni strofa e all’ultima un secondo coro s’unì e come scrive il Di Giacomo: «salivano le voci dalla via e i cantatori erano popolani i quali componevano un pieno, inaspettato e sonoro, al finale appassionato».

Il successo fu alacre e la canzone, presentata alla Piedigrotta del 1835, cantata ovunque, fino diventare una sorte di tormento per un personaggio che si firmava G.S. e che su un giornale scrisse:

Addio mia bella Napoli,
fuggo da te lontano!
Perché pensier sì strano,
Tu mi dirai, perché?
Perché mi reca nausea
Quella canzone o mai:
Te voglio bene assaje
E tu non pienze a me!

Il padre della street art contro i graffiti deturpanti

Drastica presa di posizione di Ernest Pignon Ernest, il nonno della street art, contro i graffiti vandalici nel centro storico di Napoli.

La sue era e rimane una meravigliosa arte che proiettava su carta adesiva deperibile, quindi un sistema non invasivo, che ha fatto scomparire formalmente le sue opere, ma non sostanzialmente viste la loro bellezza ed anche per l’occasione di riviverle in un film documentario per cui Pignon è ritornato a Napoli.

Autentiche opere d’arte quelle di Pignon che descrivono in sintesi il rapporto dei napoletani con la propria storia.

Per la cronaca, proprio ieri la Giunta Comunale ha approvato interventi di manutenzione straordinaria dell’arredo urbano del centro antico per 844mila euro.

Studiare musica fin da piccoli stimola lo sviluppo del cervello

 

Interessante ricerca della Concordia University di Montreal, secondo cui studiare musica sin dall’infanzia stimolerebbe lo sviluppo del cervello nella parte relativa alle abilità motorie.

Per la precisione è emerso, sulla base di due gruppi di soggetti musicisti analizzati, che quelli che hanno iniziato a studiare musica in un’età precedente ai 7 anni anni, presentano una quantità maggiore di sostanza bianca nel corpo calloso, che collega i due emisferi cerebrali, il che comporta miglioramento delle attività motorie.

Probabilmente ciò è collegato al fatto che “l’anatomia celebrale è ancora sensibile ai possibili cambiamenti di struttura, in cui c’è una maggiore ‘malleabilità’ del sistema”, da come risulta nello studio.

Anche se il talento musicale prescinde dall’età in cui ci si accosta ad uno strumento musicale.