Il teatro di Eduardo Scarpetta, tra riforma e battaglie artistiche – Quella volta che D’Annunzio lo accusò di plagio…

A più di un secolo dalla stesura dei capolavori scarpettiani Miseria e nobiltà, ‘Na santarella, ‘O miedeco d”e pazze, oggi, nell’epoca odierna di una certa comicità cosiddetta demenziale, si ride ancora.E si ride tanto. Certo, la trasposizione cinematografica operata dal grande Totò di alcuni dei testi più divertenti di Scarpetta ha certamente influito sulla continuazione di quest’ultimi e sulla loro ulteriore conservazione “storica”.
L’importanza del teatro scarpettiano, però, al di là dell’aspetto evidentemente comico, è anzitutto nel suo valore riformista nell’ambito del teatro napoletano nella seconda metà dell’Ottocento.

Fu proprio al personaggio di Felice Sciosciammocca che Eduardo Scarpetta affidò la realizzazione del suo programma artistico, emancipando il teatro napoletano dalla tradizione popolana di Pulcinella e introducendo un tipo di commedia borghese, realistica. L’autore napoletano elimina i dialoghi inutili – quelle battute che servivano all’inizio della commedia per far accomodare il pubblico in sala; cancella l’invito all’applauso, riduce fortemente i trucchi teatrali, dando anche ad essi un evidente tocco di realismo; arricchisce le scene con mobili, tappeti eliminando i soli fondali dipinti.

Nonostante l’ampio successo, Scarpetta nel corso della sua gloriosa carriera dovette affrontare molte battaglie artistiche. In primis contro i “partigiani” del teatro petitiano e pulcinellesco; successivamente si scontrò con i sostenitori del Teatro d’arte che l’accusavano di scopiazzare le pochade francesi, trascurando gli autori italiani.

Celebre però è la battaglia contro il Vate, Gabriele D’Annunzio. Quest’ultimo, rimangiandosi una precedente autorizzazione, gli fece causa per aver osato scrivere e recitare Il figlio di Iorio, formidabile parodia della sua serissima La figlia di Iorio. A difendere Scarpetta fu addirittura Benedetto Croce.
La causa in tribunale si risolse con la vittoria del grande attore napoletano che ha profondamente segnato le sorti del teatro napoletano, gettando le basi per le drammaturgie,pur radicalmente opposte, di Raffaele Viviani e Eduardo De Filippo.